"LA MUTAZIONE GENETICA"

23-03-2018 -

Pare che il primo a parlare di „mutazione genetica" del PSI sia stato Berlinguer, con riferimento al PSI craxiano.
A me pare che le radici storiche di tale fenomeno in casa socialista siano da far risalire ad un tempo anteriore e precisamente al luglio 1960.
Il fatto che in quell´anno si fosse insediato un governo monocolore DC, quello Tambroni, sostenuto dall´esterno dal MSI, aveva risvegliato lo spirito antifascista in tutta l´Italia e c´erano anche stati alcuni morti, in seguito a moti popolari di protesta. Travolta dalla indignazione popolare, la stagione di Tambroni ebbe breve durata e il suo governo fu sostituito da un esecutivo presieduto da Fanfani, che fu detto di „restaurazione democratica", cui il PSI diede la sua astensione, differenziandosi dal PCI che invece voto´ contro.
Questo opportuno voto socialista poneva fine ad una contrapposizione frontale, iniziata nel 1947, tra il PSI (allora legato al PCI dal Patto d´unitá d´azione) e la DC centrista e scelbiana, portatrice di una politica conservatrice di stampo clericale.
A quel voto segui´ la costituzione di alcune amministrazioni comunali di centro-sinistra in alcune importanti cittá. (Genova, Bari,Venezia).
La marcia di avvicinamento, guidata nel PSI da Pietro Nenni e nella DC da Aldo Moro, porterá poi alla formazione, nel 1964, del primo centro-sinistra organico: il governo Moro-Nenni.
Caduti quindi gli steccati del passato, le amministrazioni di centro-sinistra prolificarono, insediandosi in una miriade di comuni, piccoli e grandi.
Questo nuovo scenario non comporto´ pero´ per il PSI un rovesciamento di fronte, giacché esso continuo´ a fare maggioranza col PCI (e anche col PSIUP, nato da una sua scissione a sinistra) in molte altre realtá.
In sostanza, a livello locale, il PSI poteva fare maggioranza o col PCI o con la DC, i quali, invece, rimanevano alternativi fra loro. Per cui, nel 90 % delle realtá locali, alleandosi con l´uno o con l´altra, il PSI entrava negli esecutivi.
In breve volger di tempo il PSI divenne cosí il "partito degli assessori". Mentre chi si schierava con il PCI o con la DC poteva sperare, per poter gustare le beatitudini del governo locale, solo nella vittoria del proprio partito, chi stava col PSI era quasi certo di poter soddisfare questa aspirazione, qualunque fosse stato il responso delle urne.
Il profumo inebriante del potere fu rapidamente percepito dalla miriade di aspiranti capi e capetti, ormai in piena crisi di astinenza, che giá da un po´ facevano capolino nel PSI, un po´invidiosi dei precursori cugini socialdemocratici; nel frattempo si facevano piú pressanti le aspirazioni di quanti, per un motivo o per un altro, ronzavano attorno alle amministrazioni locali per succhiarne il nettare.
Dall´amplesso di queste due non molto nobili aspirazioni nacquero i gruppi di potere, che allora preferivano farsi chiamare „correnti", vista la possibilitá di potersi collocare sotto l´usbergo protettore dei vari raggruppamenti allora esistenti nel partito, facenti capo ad autentici galantuomini come Mancini, De Martino, Lombardi, Giolitti.
Ricordo di aver assistito, negli anni precedenti, all´opera di convincimento che a volte occorreva fare per indurre un operaio o un artigiano a entrare nel direttivo sezionale, perché l´interessato esitava di fronte alla possibiitá di dover sottrare tempo ed energie alla sua attivitá lavorativa e quindi rinunciare ad una parte del magro reddito che essa gli procurava!
In quegli anni di rilassamento dei costumi, la cosa, pero´, si capovolse e l´elezione per entrare in un direttivo locale divenne per certi famelici personaggi un fatto di estrema importanza.Entrare nel direttivo poteva significare condizionare le scelte della sezione, favorire l´elezione di un consigliere comunale o provinciale, poter godere della benevolenza di un assessore.
Spuntarono percio´ nel PSI nugoli di piccoli „ras" di paese e di provincia, gestori di pacchetti di tessere e di voti, dando vita ad un fenomeno che „Critica Sociale", in un articolo del 1962, efficacemente defini´ „cacicchismo".
Nel periodo craxiano il fenomeno, giá esistente, si amplifico´. Anche per la forte personalitá del leader, le correnti tradizionali scomparvero, perfino la sinistra ex lombardiana divenne una specie di „opposizione di Sua Maestá" e tutto, a livello nazionale, divenne omogeneo e unitario.
Con la nuova situazione i „gruppi" o „cordate" passarono dalla protezione sperata da qualcuno dei capi storici del partito ad un sistema di tipo „feudale".
In base a questa nuova organizzazione, i vari ras potevano libermente starnazzare nei loro territori, purché dimostrassero fedeltá al Capo di riferimento nelle questioni importanti, come i congressi o le elezioni.
In questa nuova situazione si assistette a fenomeni prima sconosciuti nel partito socialista, come la caccia, fino allo spasimo, alle preferenze, il tesseramento gonfiato e l´emergere dei „signori delle tessere", moderni vassalli, valvassori e valvassini, i „congressi a tavolino", il declino dello spirito di fratellana, che sempre aveva caratterizzato i socialisti, il disprezzo arrogante per ogni idealismo.
Era dunque fatale che questo nuovo clima comportasse una mutazione genetica assai piú profonda che nel passato.
E infatti arrivo´ nel partito una borghesia rampante che non aveva ormai neanche la pazienza di intrupparsi nella DC o in uno dei partitini di contorno e che invece voleva far presto per...realizzare i propri „sogni".
Nello stesso tempo comincio´ lo stillicidio di valorosi compagni che furono costretti a lasciare l´organizzazione in cui erano politicamente cresciuti, pur portando nel cuore il loro ideale.
L´ex parlamentare socialista ed ex vicegretario del partito Tristano Codignola, prestigioso intellettuale socialista, fu espulso nel 1981; contemporaneamente furono espulsi l´ex sindaco di Pavia Elio Veltri e l´ex ministro Franco Bassanini; l´ex segretario nazionale Alberto Jacometti, nobile figura dell´antifascismo socialista, lascio´ il partito nel 1984; Antonio Giolitti, ex partigiano ed ex ministro, lo lascio´ nel 1985; il grande storico del socialismo ed ex direttore dell´Avanti! Gaetano Arfé lo lascio´ nel 1986. Rimasero, invece, i nani e le ballerine, che ormai popolavano le sezioni..
Dunque nella massa degli iscritti e degli elettori avvenne questo cambio di personale e il PSI divenne un partito sí ancora di sinistra, soprattutto grazie al suo vertice, ma con una base in buona parte istintivamente di destra.
Se ne ebbe la conferma dopo lo scioglimento del PSI, quando molti corsero ad arruolarsi sotto le promettenti insegne del nascente berlusconismo e quel nuovo elettorato poté, senza traumi, ricollocarsi in quella che percepiva come la sua sede naturale.
Si videro cosí, uniti dallo stesso sogno politico, personaggi che pretendevano ancora di essere i nipotini di Matteotti combattere assieme a nipotini di Mussolini, per la comune vittoria.
Quello che é difficile capire é come ci sia ancora qualche buon militante, troppo buono, che parla di ricomposizione della diaspora socialista, riferendosi anche a chi é da tempo approdato in sponde assai lontane da ogni possibile socialismo.


Fonte: di FERDINANDO LEONZIO