"ERA NELL´ARIA"

26-04-2018 -

Il ´terremoto´ del 4 marzo ha lasciato a bocca aperta, increduli e furiosi solo quelli che non hanno chiuso gli occhi e si sono tappate le orecchie, come fece Giorgio Napolitano a maggio del 2012 di fronte al ´boom´ del M5S: "io ricordo solo quello degli anni ´60", ossia il boom economico.
Eppure quel 33% - 8 punti in più rispetto alle politiche 2012 - pari a 11 milioni di voti, non era del tutto imprevisto: e se non nelle dimensioni dei sondaggi, attorno al 28-29%, pur tuttavia l´affermazione del M5S era nell´aria per chi aveva occhi per vedere e orecchie per sentire il malessere oppressivo e diffuso tra la gente.
Il day-after è stato subito contrassegnato - e lo è tuttora - da una quotidiana ´lamentela´ che via via si è ingrossata sempre più, sulla pericolosa deriva del ´populismo´ che preluderebbe alla fine della democrazia e del sistema istituzionale definito nella Costituzione.
"Ma non c´è alcun Hannibal ad portas: il Paese ha gli anticorpi giusti e lo ha dimostrato con l´ampia vittoria del No al referendum del 2016 bocciando la ´non-riforma´ istituzionale del governo Renzi", taglia corto il decano dei politologi italiani, lo storico 90enne Giorgio Galli.
Anzi, aggiunge, "c´è da prender atto che un´epoca è finita e una nuova era deve maturare e chissà se questa svolta epocale non sarà l´occasione per rifare daccapo una sinistra degna di questo nome".
Più che urlare ´al lupo, al lupo´, la casta culturale, politica, economica, mediatica, dovrebbe chiedersi perchè ´il populismo´ si è così diffuso da generare ´un terremoto´ di cui ancora non sono ben chiare le dimensioni, salvo aver messo in ginocchio il sistema, molto conosciuto, delle democrazie rappresentative in Europa, in Italia e persino negli Usa.
L´errore principale è mettere sullo stesso piano e senza distinzione collocandoli in un unico contenitore - il populismo - tutti i movimenti ´anti-sistema´ e ´anti-elite´, secondo lo schema un ´noi´ e un ´loro´, emersi in Europa e in Italia: non sono, infatti, omogenei, simili nè fatti in fotocopia.
Piaccia o non piaccia, ci sono ´movimenti populisti di sinistra´ (´La France Insoumise´ di Jean-Luc Mèlenchon e ´Generation.s´ di Benoit Hamon in Francia; Syriza in Grecia; Podemos in Spagna e il neonato ´Movimento di Liberazione Europeo´ di Yaris Varoufakis e Luigi De Magistris), di destra, nazionalisti e anti-immigrati (Le Front National di Marine Le Pen in Francia; l´Ukip di Nigel Farange in Inghilterra; la Lega di Matteo Salvini in Italia; l´AfD di Frauke Petry in Germania; il Fpö di Heinz Christian Strache in Austria; il Pvv di Geet Wilders in Olanda) di centro (En Marche di Emmanuel Macron in Francia) e infine c´è il ´Movimento Cinque Stelle´ in Italia che non si professa nè di destra nè di sinistra.
E in questo schema trovano posto persino il Labour Party di Jeremy Corbyn e Our Revolution di Bernie Sanders, due veterani, che si richiamano al socialismo, alla guida di movimenti ´anti-sistema´ e ´anti-elite´.
Corbyn con la parola d´ordine: ´For the many, not the few´ (Per i molti, non per i pochi) e Sanders con ´When we stand together there is nothing we cannot accomplish´ (Quando siamo insieme non c´è nulla che non possiamo realizzare), hanno conquistato la fiducia e la credibilità di pezzi importanti della società: sindacati e associazioni; di ceti sociali: operai, impiegati, disoccupati, precari, poveri.
E in particolare i movimenti giovanili: Democratc Socialist of American (DSA) e Momentum, che ha propri rappresentanti negli organismi dirigenti del Labour.
Entrambi pacifisti, ambientalisti, anti-apartheid e per l´accoglienza dei migranti, Corbyn e Sanders non hanno esitato a battersi contro le politiche neoliberiste di austerità: non c´è "giustizia economica" quando le persone più ricche del mondo hanno visto aumentare ancora la loro ricchezza e al contrario la gente comune è diventata sempre più povera.
Per recuperare terreno sui ´movimenti populisti´ e uscire dall´agonia i partiti tradizionali - in particolare socialdemocratici e socialisti, divenuti troppo accoglienti con la grande finanza e le multinazionali - dovrebbero apportare correttivi immediati, tre in sostanza, al modo un po´ strafottente sin qui avuto nel far politica.
Intanto, dovrebbero connettersi - ma beninteso con una nuova e credibile classe dirigente - alle persone che vogliono rappresentare, conoscendole da vicino e conquistando la loro fiducia.
E´ finita l´epoca in cui ´i politici´ contavano sull´idea standard che tanto le persone voteranno sempre lungo le linee di partito o di classe: questa idea è obsoleta, è fallita. Le persone in ogni elezione non sono mai ´il soggetto passivo´ di una commedia che sarebbe scritta senza di loro: essi sono i protagonisti e non un giocattolo nelle mani delle elite!
Poi, dopo un decennio di crisi economico-sociale, dovrebbero reagire, più di quanto non hanno fatto finora, al malessere diffuso, tra la maggioranza delle persone, che i populisti hanno sfruttato con successo, dovuto alle disuguaglianze crescenti; al declino dello stato sociale percepito; al divario tra élite e cittadini comuni.
E se i partiti politici, in primis quelli del ´centro-sinistra´, avessero intrapreso un programma più audace, l´ascesa dei ´movimenti populisti´ in particolare quelli di destra, nazionalisti e nativisti, avrebbe potuto essere evitata?
Forse sì, perchè quando la maggioranza delle persone diventa più povera, non possono non esserci serie conseguenze nelle urne. Eppure, in un paese dopo l´altro, l´establishment politico e in particolare di ´centro-sinistra´, è stato notevolmente lento a riconoscerlo.
Un secondo correttivo immediato da apportare, sta nell´uso e impiego di una messaggistica semplice e intuitiva per segnalare i propri obiettivi.
Gli slogan come "proteggerò il tuo posti di lavoro" e "Rinnova l´America di nuovo" sono non solo semplici ma efficaci. Parlare di crescita economica funziona, ma solo quando le persone godono dei benefici di questa crescita, cosa che non c´è stata.
Accademici, esperti e leader politici, economici e della società civile sono stati troppo lenti per articolare nuove politiche economiche e sociali che avessero un ampio richiamo. A dire il vero, non è facile da fare. Ci vuole auto-riflessione e chiarezza di visione. Ma, prima di tutto, ci vuole un impegno di tempo ed energie per capire la difficile situazione dell´elettorato e per inquadrare le soluzioni in modo chiaro e semplice.
Il terzo correttivo, tratto dall´exploit dei ´populisti´, è di essere audaci. In tempi difficili, le persone cercano "una visione trasformativa" del futuro, non lievi miglioramenti. Dopo 30 anni di pragmatismo e cambiamenti, è tempo di un salto di fantasi e di un tono più sicuro e rassicurante.
Nel 1945, Winston Churchill, pur avendo conseguito la vittoria per l´Inghilterra nella seconda guerra mondiale, perse le elezioni generali: a vincerle fu Clement Attlee che promise quello che era "un nuovo contratto sociale" per gli inglesi stanchi della guerra.
Il suo governo per anni fornì assistenza sanitaria universale gratuita, assicurazione contro la disoccupazione, pensioni, alloggi dignitosi e posti di lavoro nelle industrie nazionalizzate.
L´audacia della "visione trasformativa" di Attlee ha due paralleli moderni: quel che stanno facendo con la loro "visione trasformativa del futuro", il laburista Corbyn con ´For the many, not the few´, e il socialista democratico Sanders con ´When we stand together there is nothing we cannot accomplish´.
Per adesso - conclude non un pizzico di amarezza Galli - in Italia non si vede nè un Corbyn nè un Sanders: non bisogna però rassegnarsi, ma continuare, come facevano i clerici vagantes, a studiare, osservare, confrontarsi per rimettere in piedi ´il socialismo delle origini´ o quanto meno un rinnovato ´azionismo´.



Fonte: di CARLO PATRIGNANI