Interrogato da una compiacente intervistatrice televisiva sulla incapacità del nostro sistema di trasporti pubblici di far fronte alle esigenze sanitarie del distanziamento sociale, Pier Luigi Bersani – l'ex comunista ora, finalmente, ‘libero e uguale' – non ha trovato di meglio che sviare il discorso sulle idiozie della ‘Destra'.
A suo avviso, se il governo facesse ricorso ai mezzi dell'Esercito per mettere una toppa sul disastro delle metropolitane, dei tram e dei bus, ora affollati come al solito, la ‘Destra' subito lo accuserebbe di voler mettere il Paese' nelle mani dell'Esercito: quasi un ‘colpo di stato'. Bersani ci aveva abituato, quando era ministro, a ‘lenzuolate' di liberalizzazioni, tali e così importanti da fare affermare a ‘Panorama' che «fare passare Bersani per un vecchio arnese della sinistra sarebbe ridicolo» – soprattutto nei confronti del Renzi dei ‘bonus' e che, nella sua annuncite endemica, nemmeno sognò di parlare di ‘liberalizzazioni' – e non v'è dubbio che a farlo passare ora da arruffapopolo sarebbe ancora più fuori luogo; ma, intanto, gli si può obiettare e ricordare che, forse, ad avere quegli scrupoli antimilitaristi avrebbe potuto essere la ‘Sinistra'.
Tuttavia ci permettiamo di fare notare che, se la ‘Destra' non manca di sparare idiozie – tranne però nel caso in questione perché ha molte buone ragioni per qualificare come idiozia quella di stabilire, per decreto, la capienza dei mezzi di trasporto all'80% dopo che si era constatato di non essere stati capaci di assicurarne la funzionalità con la misura inferiore, cioè il 50%, prima stabilita sempre per decreto – Bersani non è da meno nell'agitare lo spettro della ‘Destra' per nascondere dietro di esso, se non le ‘idiozie', le ‘inerzie' del governo cui lui e tutta la ‘Sinistra' si stanno sempre più affezionando perché unica e vera zattera di salvataggio per continuare a occupare il potere.
Non è da ora che il problema dei trasporti e quello della sanità territoriale sono sul tavolo e, ça va sans dire, è almeno dal marzo scorso, da quando è scoppiata l'epidemia, che il potenziamento di questi sistemi è, o dovrebbe essere, all'ordine del giorno del governo e degli enti preposti.
Ci rendiamo conto delle difficoltà – finanziarie, logistiche, produttive – che si pongono davanti a chi voglia risolverli: mancano i soldi, i mezzi, gli autisti, i medici, gl'infermieri e chi più ne ha più ne metta. Ma, solo per restare all'ipotesi di Bersani i camion e i bus dell'Esercito – così come quelli dei privati – avrebbero potuto e dovuto essere messi in campo da subito (ma mi pare che, diversi mesi fa, anche Guido Bertolaso avanzò la stessa ipotesi che fu sepolta dalla sorda indifferenza del governo), si sarebbe così evitata la figuraccia al Comitato tecnico scientifico costretto a rimangiarsi le regole di distanziamento sui mezzi pubblici prima stabilite.
Allo stesso modo, per mettere in atto la prima delle famose tre T (tamponi, tracciamento, trattamento), non si sarebbe dovuto forse organizzare per tempo un sistema di postazioni diffuse sul territorio in modo da evitare le file che abbiamo visto in questi giorni e da disporre tempestivamente dei referti e, quindi, degli interventi terapeutici anche domiciliari (cioè dell'ultima t)?
O ci si accontenta di scrivere dpcm e di fare messaggi alla nazione?
Ci permettiamo di consigliare a Bersani di fare meno sarcasmi e di non rifugiarsi sempre nell'idiozia ideologica – propria degli ex (?) comunisti – di ritenersi sempre superiori, migliori di tutti gli altri, moralmente oltre che politicamente: non lo sono mai stati.