Il PSI, cosí come
Bettino Craxi lo aveva forgiato, ritenuto da alcuni „mutato“ nella sua essenza, da altri „rinnovato“ nelle idee e nell'azione, secondo i punti di vista, col suo accentuato autonomismo che aveva tolto spazio politico ai socialdemocratici, col suo anticomunismo divenuto inflessibile proprio mentre il comunismo malinconicamente tramontava, col suo protagonismo nella scena politica, col suo monolitismo piú di facciata che di sostanza, scomparve prima dello scioglimento del partito (12-11-1994).
Esso scomparve – e non poteva essere che cosí – con l'improvviso ritiro del suo prestigioso leader dal vertice del partito, che all'Assemblea Nazionale dell'11 febbraio 1993 presento' le sue dimissioni da segretario.
In realtá alcune critiche (1) alla sua gestione erano emerse dopo i risultati del referendum abrogativo della preferenza plurima alle elezioni politiche (10-11 giugno 1991), quando egli aveva invitato gli italiani ad „andare al mare“ (2).
Tuttavia questi segnali non furono colti e il PSI continuo' nella vecchia politica del pentapartito (3), fino a quando, al suo interno, prese corpo un'opposizione che ormai si spingeva fino a invocare un cambio di leadership e che trovo' una guida nel ministro della Giustizia ed ex vicesegretario del partito Claudio Martelli. Essa auspicava uno schieramento progressista alternativo e si schierava a favore di una legge elettorale uninominale, che fosse funzionale all'alternanza al governo delle contrapposte coalizioni, mentre, invece, la maggioranza craxiana era schierata col sistema proporzionale, sia pure con sbarramento (4).
Era finita l'epoca dell'unanimismo e si andava a quello che Craxi chiamo' il gioco al massacro.
L'elezione del nuovo segretario, avvenuta nell'Assemblea Nazionale del 12 febbraio 1993, registro' il confronto fra due eminenti personalitá del socialismo italiano: Giorgio Benvenuto, ex segretario generale della UIL, sostenuto dai craxiani, dal Presidente del Consiglio, Giuliano Amato, da Claudio Signorile e dai sindacalisti della Uil e Valdo Spini, ex vicesegretario del partito, appoggiato dagli ex martelliani (5), da parte della „sinistra“ (Michele Achilli, Giorgio Ruffolo, Roberto Villetti), da Gino Giugni (6) e da molti sindacalisti della CGIL e della CISL.
Prevalse Benvenuto col 58 % dei voti. Ma la „restaurazione“, forse da qualcuno immaginata o addirittura auspicata, non avvenne.
Rinascita Socialista
Benvenuto, infatti, non volle essere, e non fu, un segretario pilotato da alcuno. Egli respinse l'improbabile leggenda secondo cui certi settori della magistratura si proponevano di scardinare il sistema politico italiano e percio' ribadi' il principio della separazione dei poteri; si pronuncio' per un sistema elettorale uninominale a doppio turno che assicurasse l'alternanza fra progressisti e conservatori; si schiero' contro l'opportunismo, il clientelismo e la corruzione; si dichiaro' per uno spostamento a sinistra della politica italiana. Riuscí anche ad ottenere l'azzeramento degli iscritti al partito, per porre fine allo strapotere dei „signori delle tessere“; inserí il partito nell'area progressista nelle amministrazioni locali. Questi propositi e queste iniziative non potevano che alienargli le simpatie di coloro che da lui si sarebbero aspettati ben altro. Quando poi egli capí che un vero rinnovamento del PSI non poteva che passare dalla rimozione del vecchio gruppo dirigente, lo scontro divenne frontale e il segretario fu costretto a rassegnare le dimissioni (20-5-1993) (7):
[…] Con la determinazione che la situazione richiedeva, avevo proposto all'Esecutivo del 4 maggio un programma di inequivocabile rinnovamento al quale legavo ogni ulteriore (e ragionevole) possibilitá di mia permanenza alla segreteria del partito. Questa verifica mi ha portato a conclusioni assolutamente negative. Non solo queste possibilitá di permanenza sono svanite, ma si è rafforzata in me la convinzione che ogni residua speranza di salvare il PSI non puo' che portare ad una contrapposizione con la politica del passato a cui è apparsa ancora legata una parte considerevole del gruppo che ha avuto finora primarie responsabilitá.
[…] Come segretario mi dichiaro – qui dentro – sconfitto; ma come militante mi dichiaro e mi sento libero di proseguire nel mio impegno perché in Italia abbiano ancora diritto di cittadinanza le idee e le idealitá della grande tradizione del socialismo italiano, nelle forme e nei modi che saranno possibili guardando al futuro. […].
Il giorno dopo, 21 maggio 1993, nel corso di un'affollatissima conferenza stampa tenuta all'Hotel Nazionale di Roma, fu annunciata la costituzione di un “Comitato di Iniziativa per la Rinascita Socialista”, dal momento che la strenua resistenza del vecchio gruppo dirigente aveva di fatto impedito il dispiegarsi dell'azione rinnovatrice del segretario dimissionario.
Poco dopo la maggioranza craxiana, che controllava anche i gruppi parlamentari, probabilmente sollevata per essersi liberata dall'ingombrante Benvenuto, riuscí a individuarne il successore in un altro prestigioso sindacalista: Ottaviano Del Turco, ex segretario generale aggiunto della CGIL, che dall'Assemblea Nazionale del 28 maggio 1993, fu eletto nuovo segretario del PSI (8).
L'indomani, nel corso di un'assemblea di un migliaio di quadri socialisti (9), riuniti all'Hotel Ergife di Roma, fu deliberata la costituzione del movimento di Rinascita Socialista (RS), per il momento interno al PSI, favorevole ad una legge elettorale maggioritaria a doppio turno e alla creazione di un polo progressista derivante dalla convergenza di socialisti, laici, pdiessini, ambientalisti e cattolici democratici.
Rinascita Socialista avrebbe voluto l'azzeramento di tutti gli organi dirigenti del partito e la creazione di un comitato di gestione per preparare un'assemblea costituente da tenersi entro il luglio 1993.
Queste sue istanze non ebbero seguito e il movimento di Rinascita Socialista divenne via via sempre piú autonomo, tanto che, nel corso di un seminario politico-organizzativo (10) tenuto il 26-6-1993 si diede una struttura simile a quella di un partito, costituendo anche una propria Direzione, composta da Giorgio Benvenuto, Mauro Del Bue, Enrico Manca, Enzo Mattina e Mario Raffaelli.
Al suo interno, pero', cominciarono ad emergere differenziazioni, fra chi pensava che non c'era piú nulla da fare per rinnovare e salvare il PSI e chi, invece, riteneva possibile colloquiare con la segreteria di Del Turco.
Il 19 luglio 1993 un'assemblea di quadri di Rinascita Socialista, guidata dal coordinatore, l'eurodeputato Enzo Mattina, sancí l'uscita del movimento dal PSI, con l'eccezione di alcuni esponenti, che preferirono rimanere nel partito (11).
Alle elezioni comunali di Napoli del 21 novembre 1993 RS si presento' con la coalizione di sinistra, risultata vincitrice, ed ottenne il 2,68 % dei voti e due seggi (12).
Il 1° febbraio 1994 il movimento fu uno dei fondatori dell' “Alleanza dei Progressisti” (13).
Alle elezioni politiche del 27-28/3/1994 (vinte dalla coalizione di centro-destra), si presento' col proprio simbolo (14) solo in due circoscrizioni (15), mentre per la quota proporzionale della Camera diede indicazione di votare PSI per favorire una costituente socialista che sia la base della rinascita di una forza autenticamente socialista, democratica, libertaria.
RS ebbe due eletti nelle liste progressiste: uno alla Camera (Enzo Mattina) e uno al Senato (Francesco Barra) (16).
Nel gennaio 1995 RS confluirá nella Federazione Laburista.
Federazione dei socialisti
Intanto Del Turco, coi suoi propositi di rinnovamento e con la sua propensione ad inserire il partito nel costruendo schieramento progressista, stava per costituire, come giá il suo predecessore, un serio problema per il vecchio gruppo dirigente,
Un buon successo egli lo colse con la “Convenzione nazionale” del 20-21 luglio 1993, in cui riuscí a far riemergere “l'orgoglio socialista” nel migliaio di quadri che vi partecipo'. Ma i problemi di schieramento rimasero in piedi, con la corrente craxiana assolutamente contraria ad ogni convergenza col PDS. E lo sbandamento a tutti i livelli riprese vigore.
Il senatore Giorgio Ruffolo e il sindacalista della CGIL Giuliano Cazzola lasciarono il PSI, guardando piuttosto al progetto di Alleanza Democratica (AD), in cui era giá inserito Giorgio Benvenuto (17). Lascio' anche l'ex segretario generale della FIOM-CGIL Fausto Vigevani, che fondo' l'Associazione Labour. Lascerá il PSI anche l'ex segretario generale della CISL Pierre Carniti, che fonderá il movimento dei Cristiano Sociali.
L'11 agosto 1993 uscí per l'ultima volta il glorioso giornale socialista Avanti!
Le elezioni amministrative del novembre 1993, come giá quelle di giugno, furono un disastro per il PSI, che si era regolato caso per caso in fatto di alleanze. Di piú, quando il segretario diede indicazione perché ai ballottaggi fossero votati i candidati progressisti a sindaco, i craxiani non esitarono ad accusarlo di voler svendere il partito al PDS. La rottura fra i due schieramenti interni del PSI divenne percio' insanabile.
La resa dei conti finale tra le due anime del PSI si ebbe nell'Assemblea Nazionale del 16 dicembre 1993.
In quella sede Del Turco si schiero' ormai apertamente per una collocazione a sinistra del PSI (18): Vorrei che qualcuno in questa assemblea mi indicasse un paese al mondo, in Europa, nel quale il partito socialista si allea con uno schieramento di centro-destra o parte di esso…
Chiese inoltre, con l'opposizione esplicita di Craxi, poteri straordinari nella fase che è davanti a noi, che è di transizione dall'attuale partito a un nuovo partito socialista.
Tali posizioni portarono alla rottura definitiva con i craxiani.
Alla fine prevalse, con 156 voti, la mozione di Del Turco, appoggiata, oltre che dai suoi sostenitori, dal gruppo di Rinascita Socialista rimasto nel PSI e da quello capeggiato da Valdo Spini; la mozione craxiana di Franco Piro ottenne solo 116 voti e un'altra di Claudio Signorile 6.
La sconfitta di Craxi fu definitiva. Il 15 gennaio 1994 si ebbe la sanzione esteriore di quanto avvenuto nel PSI: il garofano di Craxi lascio' il posto alla rosa di Del Turco.
La reazione dell'ala piú ortodossa dei craxiani non si fece attendere. Domenica 28 gennaio 1994 ebbe luogo una numerosa assemblea, che di fatto sancí l'uscita dal PSI di una gran parte della corrente craxiana e la costituzione della Federazione dei socialisti (FdS). Fra gli aderenti Franco Piro (19) (segretario), Margherita Boniver (20) (presidente), Maurizio Sacconi (21), Ugo Intini (22).
I punti di contrasto con il PSI di Del Turco erano vari: l'Assemblea Nazionale del 16 dicembre 1993, che dal gruppo era ritenuta non valida per mancanza del numero legale; la sostituzione del Garofano craxiano con la Rosa delturchiana (15-1-1994), la convocazione di una riunione non prevista dallo Statuto: gli “Stati generali per la Costituente Socialista” (23); ed, infine, la proposta di aderire al Polo progressista, che comportava un'alleanza col PDS, a cui i craxiani erano decisamente ostili.
Alla fondazione della FdS seguí una conferenza-stampa, tenuta a Roma mercoledí 2 febbraio 1994, dal titolo “La nascita della Federazione dei socialisti democratici e liberali e i futuri accordi elettorali in vista delle politiche del 27 marzo”:
Noi siamo qui per dirvi che i socialisti saranno presenti alla campagna elettorale con un loro simbolo, il simbolo dei socialisti. E, per quello che ci riguarda, noi ricercheremo intese con le forze liberaldemocratiche e cattoliche democratiche, poiché ci riteniamo rappresentanti del riformismo socialista. Rappresentanti assieme ai compagni del Partito Socialista democratico Italiano, col quale abbiamo un'intesa forte in questi giorni, ed assieme ad esponenti della sinistra liberale e libertaria che hanno ritenuto, assieme a noi, di fare un tratto di strada per la costituzione di una forza politica, la Federazione dei Socialisti Democratici liberali […] (24).
Alle elezioni politiche del marzo 1994 la FdS si presento' assieme al gruppo socialdemocratico facente capo al segretario del PSDI (25) Enrico Ferri, in una lista denominata I Socialisti-Socialdemocratici per le libertá, che nella quota proporzionale della Camera ottenne 179.495 voti, pari allo 0,46 % e nessun eletto in ambedue i rami del Parlamento
Nel giugno successivo apparve il periodico Non mollare (26), con direttore Antonio Ghirelli, che dirá in seguito (27):
Precisammo allora che lo facevamo non già perché si profilasse all'orizzonte, come nel 1925, il pericolo di una dittatura totalitaria, ma perché l'immobilismo, gli errori, la corruttela che purtroppo hanno paralizzato alla fine degli anni Ottanta, il sistema politico democratico sono stati strumentalizzati da chi sperava di ereditare i voti del centrosinistra.
Immobilismo, errori, corruttela sono imperdonabili, ma quel sistema aveva pur garantito al Paese progressi sensibili in termini di diffuso benessere, di avanzamento della classe lavoratrice, di affermazione dei diritti civili, dell'emancipazione femminile, di libertà. In un momento ancor più drammatico i fratelli Rosselli avevano lanciato la parola d'ordine di “non mollare” dinanzi al fascismo.
Noi lo facemmo nel maggio scorso, convinti che senza il contributo del socialismo riformista e della liberaldemocrazia, senza il movimento cattolico, il nostro cesserebbe di essere un paese occidentale.
Alle elezioni europee del 12 giugno 1994 la FdS si presento' nel cartello elettorale Solidarietá, candidando Franco Piro e Raffaele Farigu. La lista ottenne appena 15.214 voti, pari allo 0,05 % e nessun seggio.
I liberalsocialisti cercarono di ridare slancio al loro movimento convocando un'”Assemblea della Costituente Liberal Socialista”, tenuta a Roma il 18 dicembre 1994. Essa si concluderá con la riorganizzazione della FdS, che diventerá Movimento Liberal Socialista (MLS), con coordinatore Ugo Intini, socialista di solida formazione.
Intini, dopo aver esaminato la situazione politica italiana scaturita dalle precedenti elezioni politiche, e aver constatato che in Italia noi rischiamo oggi una lotta politica tra ex fascisti ed ex comunisti e che i partiti liberaldemocratici e liberalsocialisti che un tempo avevano più del venti per cento siano diventati extra parlamentari, auspico' la costruzione di una nuova casa, una casa liberalsocialista posta esattamente nello stesso posto dove la tradizione e la storia la collocano e cioè nel centro sinistra. […] Abbiamo capito che bisognava costruire un movimento Interpartitico perché non ha nessun senso che socialisti, socialdemocratici, liberali, repubblicani che ragionano nello stesso modo rimangano divisi.
Intini concluse il suo appello con grande passione: Il crollo della prima Repubblica e del suo sistema democratico non significa che sono finite la politica e la storia, come qualcuno scrive; non significa che è giunto il momento per il governo dei tecnici, dei giudici e dei giornali, che significa poi il governo delle grandi aziende e delle grandi famiglie. Significa soltanto che si apre una nuova storia. Una nuova storia che una rinnovata forza liberalsocialista contribuirà a scrivere.
Sulla stessa linea l'on. Margherita Boniver:
Noi siamo qui perché socialisti, socialdemocratici, laici, repubblicani, radicali, libertari hanno bisogno di una casa. Di una nuova casa per ricreare quell'asse portante della democrazia, quell'urto democratico che serve oggi all'Italia per riconquistare non solo una pace al suo interno, ma soprattutto una posizione di prestigio o quanto meno una posizione contrattuale, una presenza all'interno della politica internazionale. Della politica europea in particolare.
In occasione delle elezioni regionali del 23 aprile 1995 il MLS si presento' (28) all'interno di una lista denominata Socialisti e laici – la Sinistra delle libertá. Di essa facevano parte, oltre il MLS, il PSR (29), la “Sinistra Liberale” (SL) (30), alcuni socialdemocratici.
La parabola del Movimento Liberal Socialista ebbe termine il 24 febbraio 1996, quando si fuse col Partito Socialista Riformista di Cicchitto. Da tale fusione nacque il Partito Socialista (PS), che ebbe come primo segretario Ugo Intini, giá coordinatore del MLS.
Federazione Laburista
Il crollo del PSI alle elezioni politiche del 27-28/3/1994 (2,19 %) e quello, ancora piú grave, del 12 giugno 1994 alle consultazioni europee (1,82%) (31) spinse il segretario del PSI Del Turco a farsi da parte, mentre il vicesegretario Enrico Boselli (32) rimase al suo posto.
Di conseguenza, il Comitato Direttivo del PSI, il 16 giugno 1994, prese atto delle anomale dimissioni di Del Turco e il 21 elesse (33) Valdo Spini Coordinatore nazionale, col mandato – preciso' il giorno successivo (34) - di preparare una “Costituente laburista” per la fondazione di un nuovo partito socialista, atto ad assicurare una valida presenza riformista nello schieramento progressista.
Dopo una riunione iniziale, tenuta a Napoli il 19 luglio 1994 sul tema Verso la Costituente Laburista, ebbe luogo, il 26 luglio, un convegno pubblico a Roma, da cui scaturí un “Comitato promotore della Costituente laburista”, presieduto da Spini (35).
Il 3 agosto successivo venne depositato l'atto costitutivo della Federazione Laburista (FL), sottoscritto da 10 deputati e 8 senatori del PSI e da altri: vennero nominati Valdo Spini presidente e Carlo Carli amministratore.
Il 20 settembre 1994 si riuní ancora il Comitato promotore per convocare un seminario programmatico e per indire la prima assemblea nazionale costituente laburista. Tale assemblea venne fissata per i giorni dal 4 al 6 novembre a Firenze.
Ma questa iniziativa suscito' l'opposizione del vicesegretario del PSI Enrico Boselli, del presidente Gino Giugni e di Ottaviano Del Turco, cha aveva conservato la rappresentanza legale e statutaria del PSI, i quali obiettavano che prima che si costituisse la Federazione Laburista occorreva tenere il congresso di scioglimento del PSI.
Il dissenso si fece tanto aspro da indurre Spini a presentare le sue dimissioni da coordinatore del PSI; egli, nel corso di una conferenza-stampa (22-9-1994) cosí si espresse: Le mie dimissioni da coordinatore non hanno alcun intento polemico, anzi sono un'espressione di onestá e chiarezza.
Spini confermo' anche l'assemblea del 4-6 novembre al Palazzo dei Congressi a Firenze, dove ci sarebbe stata una rifondazione socialista:
La formazione politica dell'area socialista, laica e democratica che deve nascere, sará infatti veramente nuova, non giá una riverniciatura della vecchia.
La FL nascerá sul modello del Partito Laburista inglese, aperto al contributo di idee e al sostegno di forze e soggetti quali il sindacato, i club politici, i circoli culturali. Un soggetto che consenta adesioni individuali e collettive. A chi è interessato a questo progetto non poniamo l'aut aut “prendere o lasciare”. In questo senso non crediamo che l'indizione di un congresso del PSI di per sé precluda la partecipazione dei socialisti alla Federazione Laburista.
La Federazione Laburista, con coordinatore nazionale Valdo Spini, esordiva con 18.000 iscritti, 9 deputati sui 14 del PSI (36) e 7 senatori sui 10 del PSI (37). Successivamente vi confluí Rinascita Socialista, guidata da Enzo Mattina.
Il primo congresso nazionale della FL si tenne al PalaFiera di Roma dal 30 giugno al 2 luglio 1995 sul tema Un nuovo inizio.
Alle elezioni regionali del 23 aprile 1995 la FL sostenne i candidati progressisti alla presidenza e riuscí ad eleggere otto consiglieri regionali.
In occasione delle elezioni politiche del 21 aprile 1996, i Laburisti aderirono alla coalizione di centro-sinistra dell'Ulivo, guidata da Romano Prodi, che risulterá vincitrice; la FL poté candidare 19 suoi esponenti nei collegi uninominali, mentre per la parte proporzionale appoggio' le liste del PDS, che per l'occasione, a richiesta dei Laburisti stessi, inserí nel suo simbolo la scritta Sinistra Europea, a sottolineare la vocazione europeista che doveva ispirare la coalizione.
Le proposte per l'occasione dai Laburisti avanzate erano: 1- Il semipresidenzialismo alla francese come sistema elettorale; 2 – Un fisco sul modello americano, con la possibilitá di scaricare gli acquisti di beni e servizi; 3 – Un incremento dell'occupazione nei settori di ambiente, beni culturali e ricerca scientifica; 4 – Difesa e sviluppo della scuola pubblica.
I Laburisti elessero 6 deputati (38) e 5 senatori (39).
Il 15 luglio 1997 si svolse, al Centro Congressi Cavour di Roma, un'Assemblea del Movimento Nazionale dei Democratici, presieduta da Paolo Vittorelli ed introdotta da Giorgio Ruffolo, sul tema Socialisti Laburisti per il nuovo partito del socialismo europeo.
Nel corso di esso, dalla fusione tra Federazione Laburista ed altri gruppi dell'area socialista e laica scaturí il Movimento dei Democratici, dei Socialisti e dei Laburisti (MDSL), che si proponeva di dare un contributo originale al processo unitario che era stato avviato a sinistra tra il PDS ed altre formazioni (40).
Il documento conclusivo diceva, fra l'altro:
…i partecipanti all'Assemblea Nazionale del 15 luglio 1997, partecipi di esperienze diverse, dal PSI al PSDI, da AD ai Laburisti e all'area laica, socialista e democratica, hanno dato vita a un movimento unitario impegnato a partecipare, senza tentennamenti né deteriori patteggiamenti, al confronto per la costituzione del grande partito della sinistra riformista, che si colleghi alle esperienze del socialismo europeo di Tony Blair e Lionel Jospin. Rivolgiamo un caldo appello a tutti i compagni giovani e anziani, che hanno vissuto e sofferto l'eclissi del PSI e dell'area socialista, a ritrovarsi in questo movimento unitario e a lavorare con noi.
Coordinatore venne nominato Valdo Spini, affiancato da un coordinamento di 21 componenti (41). Il Movimento poteva contare su 9 deputati (42), 7 senatori (43) e 1 europarlamentare (44).
Mentre prendeva sempre piú consistenza il processo unitario della sinistra, cosí, in un suo documento, il MDSL spiegava la sua funzione:
In vista di questa prospettiva ci è parso necessario dare al nostro impegno una fisionomia e un minimo di struttura collettiva: il Movimento dei Democratici e dei Socialisti, inteso né come soluzione alla crisi socialista né come sigla da contrapporre a raggruppamenti giá esistenti, quanto piuttosto come fattore di promozione, rappresentanza e supporto per un contributo autonomo dei socialisti e dei democratici laici al processo di formazione della sinistra unitaria.
Nella sua Convenzione Nazionale, tenuta a Roma il 3 e 4 ottobre 1997, intitolata Costruire il soggetto politico unitario del Socialismo Europeo in Italia, il MDSL, decise infatti la sua partecipazione agli Stati Generali della sinistra italiana:
[Il MDSL] decide la propria partecipazione agli Stati Generali della sinistra previsti per il prossimo dicembre, dichiarandosi disponibile ad uno sbocco politico unitario, se questo permetterá la risoluzione della questione socialista nel quadro del rinnovamento della sinistra italiana. In questo senso il riferimento, chiaro ed esplicito, nel nome e nel simbolo, al Socialismo Europeo, costituisce l'indispensabile elemento unitario che puo' indicare concretamente il superamento della divisione del movimento operaio e socialista italiano […] (45).
Il processo di unificazione a sinistra giunse a conclusione il 13 febbraio a Firenze, quando si celebro' il congresso costitutivo del nuovo soggetto politico (46).
Vi parteciparono sette formazioni politiche, con una rappresentanza congressuale in precedenza concordata. L'”azionista di maggioranza” era il PDS (73 %) (47), con segretario Massimo D'Alema; c'erano poi il MDSL guidato da Valdo Spini e Giorgio Ruffolo (8 %); i Comunisti Unitari (6 %) (48) di Famiano Crucianelli; I Cristiano Sociali
(6 %) (49), con leader Pierre Carniti (50); la Sinistra Repubblicana (3 %) (51) di Giorgio Bogi; i Riformatori per l'Europa (2 %) (52) con leader Giorgio Benvenuto, Nello Formisano e Sandro Degni (53); Agire Solidale (2 %) di Giuseppe Lumia (2 %).
Nel suo intervento Valdo Spini disse, fra l'altro:
[…] é qui a Firenze, nella cittá di Rosselli che noi MDSL intendiamo portare alla nuova formazione il patrimonio ideale e politico del socialismo liberale e democratico, di quello che potremmo chiamare anche il socialismo delle libertá, battaglia politica per assicurare a tutti il godimento reale delle libertá e dei diritti sociali. Un socialismo dei valori: secondo il famoso assunto rosselliano il socialismo era innanzitutto rivoluzione morale prima ancora che rivoluzione materiale, sua naturale conseguenza.
La nuova formazione, pur aderendo all'Internazionale Socialista e al Partito Socialista Europeo (PSE), non inserí il termine socialista nella sua denominazione, a cui gli ex comunisti sembravano allergici, e si chiamo' Democratici di Sinistra (DS). I socialisti che vi aderirono ebbero comunque una soddisfazione: ai piedi della quercia, giá simbolo del PDS, non c'era piú, neanche rimpicciolito, il vecchio simbolo del PCI, ma la rosa del socialismo europeo.
Segretario dei DS fu riconfermato l'ex segretario del PDS Massimo D'Alema. Nella Direzione (54), di 18 componenti, furono eletti due socialisti di primo piano: Giorgio Benvenuto e Valdo Spini.
I laburisti divennero da allora una corrente dei DS, nelle cui vicende si confonderá la loro storia, fino alla confluenza dei DS nel Partito Democratico (PD) (55).
Nel 2000 gli ex laburisti costituirono un'associazione politica e culturale denominata Per il socialismo liberale e riformista, poi divenuta Socialisti liberali e infine (2001) Laburisti-Socialisti Liberali, con presidente Carlo Carli.
Essa presenterá, nel congresso dei DS del 2005, un documento integrativo, approvato all'unanimitá, per l'inserimento delle parole Partito Socialista Europeo nel simbolo dei DS.