Avevo già scritto un breve articolo per questo numero di LRD, ma dopo i fatti accaduti a Manchester le mie riflessioni sono state spostate su altro, sicuramente più doloroso. Sicuramente più "mio".
All´indomani di questa bruttissima pagina di vita, molti di noi che si occupano di migrazione come volontari o in alcuni settori del vivere comune, si sono interrogati, andando al di là del fatto di cronaca e dell´orrore provocato dalla strage di innocenti la cui unica colpa ė aver incrociato un pazzo all´uscita da un concerto, e in modo piuttosto duro, ho voluto chiedere a chi mi segue sui social, quale era il peso, inteso sulla opinione pubblica, della morte in questo modo orribile di un ragazzino inglese e quello della vita di un suo coetaneo siriano o nigeriano.
Lo chiedo anche a voi, ascoltando dai tiggì nuovamente dell´ennesima strage nel mediterraneo. Lo chiedo pensando a quante volte il valore che noi diamo alla morte di un bambino che in ogni caso non ha scelto di combattere per quello per cui non vivrà, acquisisca un valore diverso.
Riflettere su quanto, troppo spesso e purtroppo, l´attenzione mediatica non sia la stessa per ogni bambino che perde la sua vita e magari provare a far si che la vita abbia davvero un gran peso. Comunque.