È passata praticamente sotto silenzio, sui giornali qualche riga e niente più, la nomina del Consigliere economico del Presidente del Consiglio. Il prescelto è Francesco Giavazzi Professore ordinario di Economia politica presso l’Università Bocconi di Milano, già collaboratore del Prof: Mario Draghi quando questi era Direttore Generale del Tesoro, nonché consigliere economico dell’allora Presidente del Consiglio On. Massimo D’Alema e successivamente del Presidente del Consiglio Sen. Mario Monti. Il Professore bocconiano è noto al grande pubblico perché, insieme al Prof. Alberto Alesina, scomparso l’anno scorso, ha fatto l’editorialista, prolifico, per Il Corriere della Sera. Il Prof. Alesina è famoso perché nel 2009, insieme a Silvia Ardagna, pubblicò l’arcinoto articolo
Large Changes in Fiscal Policy: Taxes Versus Spending (National Bureau of Economic Research paper n. 15438)
dove si teorizzò che la contemporanea diminuzione delle tasse e della spesa pubblica, ovviamente sotto la regia del libero mercato, avrebbe portato benessere e crescita.
I due erano così convinti della loro teoria, conosciuta come ”austerità espansiva”, che nel 2007 hanno pubblicato un libro dal titolo Il liberalismo è di sinistra (Il Saggiatore): una provocazione! Ovviamente le critiche a questa impostazione sono state immediate e veementi da parte della sinistra europea e dall’ala liberal anglosassone guidata dal premio Nobel per l’economia Paul Krugman. La critica che ha distrutto questa teoria è stata quella di Olivier Blanchard, non un rappresentante della sinistra ma l’economista capo del Fondo Monetario Internazionale, uno dei capisaldi del liberismo mondiale (Olivier Blanchard and Daniel Leigh, Growth Forecast Errors and Fiscal Multipliers, 2013 International Monetary Fund WP/13/1).
In concreto le macerie di questa teoria sono sotto i nostri occhi, la pandemia le ha rese ancora maggiori. La situazione è così grave che nel 2020 il FMI si è dichiarato contrario a qualsiasi vincolo di bilancio, ha auspicato un massiccio intervento dello Stato a sostegno dell’economia ed una progressività significativa del sistema di tassazione.
Durante la pandemia si è reso obbligatorio un intervento a sostegno dei redditi. Lo ha fatto il Governo Conte e lo sta facendo il Governo Draghi. A proposito il Presidente di Confindustria dott. Carlo Bonomi che aveva tuonato contro il Governo Conte perché con i suoi DPCM faceva una politica di “sussidistan” come mai questa volta è stato silente? Forse la presenza dei suoi sponsores politici al Governo lo rende più tranquillo?
Torniamo a cose più importanti. La prossima legge di bilancio indicherà, insieme alle scelte del Next Generation EU, la strada sulla quale guidare il paese verso la ripresa.
Certo se l’azione di Draghi sarà condizionata dalle idee del Prof. Giavazzi per una gran parte del Paese si prospettano tempi duri.
Il rischio per i partiti che si dichiarano di sinistra e fanno parte del Governo Draghi (parlare della sinistra dell’On. Fratoianni mi sembra patetico) è notevole: possono trovarsi, in nome del TINA (There Is No Alternative) impigliati in una politica tesa sempre più ad occupare posizioni di potere nelle istituzioni e che li allontana sempre di più dalle classi che dicono di voler rappresentare. Inoltre senza guida alcuna circa la indicazione degli interessi reali del paese rischiano di svolgere il ruolo delle “mosche cocchiere” e di venire sonoramente sconfitti alle prossime elezioni politiche.
Il paese ha bisogno di qualcuno che ricominci a rialzare una bandiera rossa, lontano dai clamori della diuturna lotta politica, e capace di inseminarne il dibattito.
Il tempo per non soccombere definitivamente va sempre più diminuendo.