“Negli ultimi quattro decenni, l’idea che tasse più basse, meno spesa pubblica e minori regolamentazioni avrebbero generato una crescita economica più forte ha esercitato un’influenza sostanziale sulla politica pubblica degli Stati Uniti.
Durante questo periodo, gli Stati Uniti hanno sottoinvestito in beni pubblici come le infrastrutture e l’innovazione e i guadagni dalla crescita sono maturati in modo sproporzionato per la parte superiore della distribuzione del reddito e della ricchezza.
Persistono disparità razziali, etniche e di genere di lunga data. Inoltre, mentre sono stati fatti progressi storici nell’espansione dell’assicurazione sanitaria, resta ancora molto da fare per fornire un’adeguata protezione contro il rischio economico.
Gli indicatori di deprivazione, come la povertà infantile, sono troppo alti, e il declino dell’aspettativa di vita complessiva in alcuni anni prima della pandemia, accompagnato da maggiori disparità, è motivo di preoccupazione.
Il Tax Cuts and Jobs Act del 2017 (varato dall’Amministrazione Trump, ndt)) rifletteva la vecchia ortodossia delle tasse più basse. Una forte riduzione delle imposte sulle società in un periodo di alti profitti aziendali è stata venduta con previsioni troppo rosee sulla crescita economica che ne sarebbe derivata.
La legge non ha mantenuto queste promesse. Non c’è stato alcun impatto evidente sugli investimenti o sulla crescita: il prodotto interno lordo è cresciuto del 2,4% nei due anni precedenti il passaggio della legge e del 2,4% nei due anni successivi.
Invece, i tagli fiscali hanno contribuito alla disuguaglianza fornendo guadagni sproporzionati ai già benestanti senza i promessi guadagni salariali per la classe media.
La teoria economica alla base dell’American Jobs Plan e dell’American Families Plan del presidente Biden è diversa.
Queste politiche proposte riflettono l’evidenza empirica che un’economia forte dipende da una solida base di investimenti pubblici, e che gli investimenti in lavoratori, famiglie e comunità possono ripagare per decenni a venire.
In contrasto con l’American Rescue Plan, questi piani non sono leggi di emergenza, ma affrontano sfide di lunga data.
Per funzionare e fornire guadagni economici forti e condivisi, i mercati hanno bisogno di un settore pubblico impegnato ed efficace.
Dalle politiche che stimolano l’innovazione e facilitano l’offerta di lavoro a quelle che forniscono investimenti nell’infanzia e protezioni contro l’insicurezza economica, il settore pubblico ha un ruolo importante da svolgere nel sostenere l’economia.
Questi tipi di programmi pubblici permettono agli attori del mercato di continuare a produrre beni e servizi.
Ma quando i politici dirigono il settore pubblico lontano da queste cose – non investendo nell’innovazione, nel sostegno alla partecipazione alla forza lavoro, nei bambini o nella protezione dal rischio – tutti soffrono di una crescita economica più lenta, di una maggiore disuguaglianza e di una ridotta sicurezza economica.
In questo articolo, esponiamo le prove economiche che dimostrano perché un robusto investimento pubblico è un elemento importante di un’economia statunitense forte e inclusiva.”
Questo articolo non è il pensiero astratto di una serie di professori universitari dediti all’incitamento della lotta di classe. È l’incipit di un brief, che descrive le linee operative emesse dal Council of Economic Advisers un organismo che assiste il Presidente degli Stati Uniti, alle quali si devono conformarsi gli atti del Governo statunitense.
Non è la versione stelle e strisce di un comitato di studiosi che poi nessuno prende in considerazione. Il suo Presidente, attualmente è Cecile Rouse di Priceton, siede nel Coniglio di Gabinetto del Presidente e partecipa attivamente alle scelte dell’amministrazione americana.
Quello che colpisce di questo rapporto è non solo il ripudio totale dell’impostazione neoliberista, fin qui considerata l’unica possibile, ma l’insistenza con la quale si sostiene e si motiva la necessità di ridurre gli squilibri sociali attraverso politiche attive pubbliche e il ruolo propulsivo dello Stato nell’economia.
La sinistra europea è indietro anni luce.
Cosa si aspetta ad affrontare questi temi ed a proporre soluzioni organiche e non interventi spot?
Forse, per l’Italia, è chiedere troppo ad una classe dirigente di un paese il cui confronto politico, alimentato anche dai mezzi di informazione, individua il discrimine fra destra e sinistra nell’orario del coprifuoco.