Alle dimissioni di
Bettino Craxi da segretario del PSI, presentate all'Assemblea Nazionale del partito dell'11 febbraio 1993, seguirono prima l'elezione di
Giorgio Benvenuto (12-2-1993), ex segretario generale della UIL e poi quella di
Ottaviano Del Turco (28-5-1993), ex segretario generale aggiunto della CGIL
Ambedue erano stati scelti dalla maggioranza craxiana (1), ma ben presto si rivelarono una delusione per coloro che li avevano eletti. Il cuore dei due famosi sindacalisti, infatti, sia pure con accenti e modalitá diversi, batteva a sinistra, com'è del resto naturale per dei socialisti.
Il malumore dei craxiani arrivo' al culmine quando, in occasione delle amministrative del novembre 1993, il segretario Del Turco diede indicazione di appoggiare ai ballottaggi per l'elezione dei sindaci i candidati della coalizione progressista, di cui faceva parte il PDS.
La resa dei conti si ebbe nell'Assemblea Nazionale del 16 dicembre 1993, quando Del Turco opto' per una collocazione a sinistra del PSI e chiese poteri strardinari per un radicale rinnovamento del partito. Essendo del tutto contrari a tale impostazione Craxi e i suoi fedelissimi, si arrivo' alla conta: 156 voti andarono alla mozione di Del Turco, 116 a quella craxiana di Piro e 4 a quella di Signorile.
Il disagio per i craxiani piú ferventi divenne grave, tanto da decidere di separarsi dalla maggioranza. Pesarono sulla loro decisione: l'Assemblea Nazionale del 16 dicembre, ritenuta non valida per mancanza del numero legale; la sostituzione, nel simbolo, del Garofano craxiano con la Rosa delturchiana (15-1-1994) ; la proposta di aderire al polo progressista, cosa che comportava un'allenza politica col PDS, da loro assolutamente osteggiata; la convocazione di una riunione degli “Stati generali per la Costituente Socialista”, organo non previsto dallo Statuto.
A capeggiare la scissione e a fondare la Federazione dei Socialisti (FdS) furono Franco Piro, Ugo Intini, Margherita Boniver e Maurizio Sacconi (2). A fiancheggiare la FdS, a partire dal 16 giugno 1994, sará il periodico Non mollare, diretto da Antonio Ghirelli.
Alle elezioni politiche del 27 marzo 1994 la FdS si presento' assieme al gruppo socialdemocratico facente capo al segretario del PSDI Enrico Ferri (3), in una lista denominata “I Socialisti – Socialdemocratici per le libertá”, che ottenne, nella quota proporzionale della Camera, appena lo 0,46 % e non ebbe nessun eletto.
Alle elezioni europee del 12 giugno 1994 le cose andarono ancora peggio. La lista, denominata “Solidarietá”, in cui la FdS aveva candidato due suoi esponenti, Franco Piro e Raffaele Farigu, conseguí solo lo 0,05 % e nessun seggio.
Dopo questi insuccessi, per meglio riorganizzare le loro forze, i liberalsocialisti convocarono un' “Assemblea della Costituente Liberal Socialista”, che si tenne a Roma il 18 dicembre 1994, da cui scaturí una nuova formazione, il Movimento Liberal Socialista (MLS), con coordinatore Ugo Intini.
Infine, alle elezioni regionali del 23 aprile 1995 Il MLS si presento' in una lista di coalizione, denominata “Socialisti e laici – la Sinistra delle libertá” (4), solo nella Regione Lazio, in cui conseguí lo 0,53 % e nessun eletto.
Evidentemente la frantumazione partitica non giovava elettoralmente al MLS, anche perché nello scenario politico era intanto arrivata una nuova formazione craxiana: il
Partito Socialista Riformista
Le sconfitte elettorali subite alle elezioni politiche del 27-28 marzo 1994 (2,19 % nella quota proporzionale) e nelle europee del 12 giugno successivo (1,82 %, assieme ad AD), lo sbandamento causato dal vento di Tangentopoli, il dissesto finanziario e organizzativo, dovuto quest'ultimo anche alle varie scissioni, indussero il gruppo dirigente del PSI a convocare il XLVII congresso (Roma, 11-12/11/1994) allo scopo di mettere in liquidazione il partito e di provocarne cosí lo scioglimento e, nello stesso tempo, di fondare un nuovo soggetto politico socialista, erede della storia e della tradizione del PSI, autonomo dal PDS, ma radicato a sinistra, una formazione cioé capace di aggregare tutta l'area riformista. In concreto esso guardava al Patto Segni e ad Alleanza Democratica.
Tale disegno, ritenuto nebuloso e inconsistente era pero' osteggiato dalla minoranza costituita dai craxiani rimasti nel partito, i quali ritenevano che il gruppo dirigente socialista non avesse l'autoritá politica per mettere all'ordine del giorno lo scioglimento del PSI e che Del Turco fosse subalterno al PDS. Essi auspicavano, invece, il distacco dal Polo progressista e puntavano piuttosto ad una posizione autonoma, equidistante dai Poli. Il che pero' sarebbe stato, secondo la maggioranza, un vero e proprio regalo al centro-destra. L'inconciliabilitá tra le due posizioni era dunque netta. L'ennesima scissione era ormai alle porte
La mozione del segretario Del Turco prevalse col 63,26 % dei voti. La minoranza, forte dell'11,9 % dei voti congressuali, non partecipo' alla votazione.
Il giorno dopo, 13 novembre 1994, cioè lo stesso giorno in cui la maggioranza fondava il SI'-Socialisti Italiani, con segretario Enrico Boselli e presidente Gino Giugni, la minoranza, diede vita al Partito Socialista Riformista (PSR), con segretario Fabrizio Cicchitto e presidente Enrico Manca, con un Direttivo composto dai coordinatori regionali. Coordinatore dell'organizzazione giovanile del partito Vladimiro Poggi.
Nell'emblema, di colore rosso, era raffigurato un libro collocato sotto il sole sorgente.
Il PSR, per tutto il 1995 mantenne una posizione sostanzialmente filocentrista, ma senza risultati apprezzabili, né politici, né organizzativi.
Alle elezioni regionali del Lazio, come detto piú sopra, presento', assieme ad altri, una lista denominata “Socialisti e Laici – La Sinistra delle Libertá”, che ottenne appena 14.785 voti (0,53 %), senza conquistare alcun seggio.
I pessimi risultati conseguiti da quella che potremmo considerare “la destra socialista” consigliavano palesemente l'avvio di un percorso unitario fra forze omogenee (5), cosa che puntualmente avvenne con la fondazione del
La nascita del nuovo partito unificato dell'ala destra socialista, accelerata dall'imprevista imminenza delle elezioni politiche anticipate, ebbe luogo il 24 febbraio 1996, nel corso dell'Assemblea Nazionale degli aderenti al “Comitato Promotore per la Ricostituzione del PSI”, in cui la relazione introduttiva fu tenuta da
Donato Rubilotta.
Il nuovo partito, nato dalla fusione tra il MLS e il PSR, che prese il nome di Partito Socialista (senza la I) (6), pretendeva di richiamare in vita il disciolto PSI, di cui si proclamava erede. In realtá esso organizzava una parte della diaspora socialista ancora dispersa, ma sostanzialmente riunificava le correnti craxiane di varia origine e sfumatura (7).
A guidarlo, come Coordinatore Nazionale, fu chiamato Ugo Intini, il quale ben presto si trovo' a confrontarsi con la rivalitá fra le due anime che man mano andavano emergendo nel partito: quella unitaria e dialogante con gli altri socialisti e quella craxiana ortodossa, del tutto allergica ad ogni rapporto col PDS.
La partecipazione del PS alle elezioni politiche del 21 aprile 1996, da esso affrontate da solo, indipendente dai due Poli, si rivelo' infruttuosa nel clima politico bipolare di allora. Esso, infatti, pur avendo ottenuto 149.441 voti (0,40 %) alla Camera (quota proporzionale) e 286.425 voti al Senato, non ebbe alcun seggio (8).
Meglio andarono le cose nelle elezioni regionali siciliane dello stesso anno, in cui il partito si presento' con la denominazione “Partito Socialista – Sicilia”, raccogliendo 50.370 voti ed eleggendo tre deputati all'Assemblea Regionale Siciliana (su 90): Salvatore Cintola (PA), Giovanni Ricevuto (ME), e Nunzio Calanna (CT).
Dopo la vittoria de L'Ulivo e la formazione del governo Prodi di centro-sinistra, comincio' a prendere corpo la proposta del segretario del PDS D'Alema di creare anche in Italia una grande forza di orientamento socialdemocratico che mettesse fine alle scissioni che avevano sminuzzato la sinistra (la cosiddetta Cosa 2).
Il SI' la respinse decisamente (9), ritenendo che essa avrebbe di fatto diluito, fin quasi a farla scomparire, la storia socialista italiana e rilancio', avanzando la proposta di riunificazione delle disperse forze socialiste della diaspora.
Tale proposta trovo' una positiva accoglienza in Ugo Intini, che se ne fece interprete al 1° Congresso del PS, ora forte di 25.750 iscritti, che ebbe luogo al Palafiera di Roma dal 30 novembre al 1° dicembre 1996.
In sede congressuale (10) si ebbe una divaricazione fra coloro che volevano il segretario eletto dall'Assemblea congressuale, probabilmente per svincolarlo da eventuali condizionamenti politici da parte dei maggiorenti del partito, e coloro che volevano che fosse eletto della Direzione, che alla fine prevalsero (11), forse per il motivo opposto.
Organi del nuovo partito erano il Consiglio Nazionale Federale, di 150 componenti, che poi elesse una Direzione di 61 membri, dai quali sarebbe stato eletto il Segretario e la Segreteria.
Segretario fu eletto dalla Direzione Ugo Intini, a capo di una segreteria di cui facevano parte Fabrizio Cicchitto (coordinatore), Margherita Boniver, Enrico Manca e Donato Robilotta, segretario della Federazione romana del partito.
Simbolo del partito un mazzo di garofani sovrastante un libro aperto, col sole nascente alle spalle e la scritta “Partito Socialista” sopra.
Fra gli obiettivi che il PS si poneva spiccava il dialogo col SI di Boselli. I due segretari, Boselli (SI) e Intini (PS), avendo entrambi come prospettiva la riunificazione socialista, giunsero ad un accordo per la presentazione di liste comuni (12), indipendenti dai poli, alle elezioni amministrative del 19 aprile 1997.
A Milano la lista comune, denominata “Socialisti Italiani Uniti”, con candidato sindaco Giorgio Santerini e con simbolo un garofano e una rosa rossi su sfondo bianco, fu capeggiata dai due segretari. I deludenti risultati di Milano (1,3 % e nessun seggio), comunque compensati dal risultato complessivo in Italia (3,7 %), non rallentarono l'intesa fra i due, determinati a proseguire la marcia verso l'unificazione.
Ma i craxiani puri del PS, ora capitanati da Gianni De Michelis, da sempre allineati alle posizioni di Craxi, non erano affatto orientati a favore di tale progetto, ritenendo che non ce ne fossero le condizioni, essendo il SI ancora collocato nel centro-sinistra e dunque alleato del PDS.
Il segretario Intini cerco' di comporre il forte dissenso interno tra unificazionisti e autonomisti (sempre piú attenti al centro-destra), rinviando la decisione ad un congresso da tenersi entro il 1997. Ma la destra interna decise di rompere gli indugi e in una riunione della Direzione del 13 settembre 1997, con 37 voti su 38 presenti, elesse De Michelis al posto di Intini.
Ci fu uno strascico di contestazioni sulla regolaritá della riunione e per un po' ci furono due PS: quello di Intini e quello di De Michelis, ma la divaricazione era essenzialmente politica, tra chi guardava a sinistra e chi guardava a destra.
La rottura divenne insanabile e dunque definitiva il 26 settembre successivo, quando il PS di Intini, nel corso di un apposito convegno, decise di avviarsi verso la fusione col SI' e con altri gruppi socialisti (13). Con Intini Enrico Manca e Carmelo Conti. Al progetto aderí anche Claudio Martelli, direttore di Mondoperaio.
Nello stesso anno 1998 l'ex ministro Salvo Ando' fondo'un movimento regionale siciliano denominato Liberalsocialisti, di cui fu eletto presidente e che ottenne qualche successo in elezioni locali (14).
Dopo la scelta di Intini e dei suoi di confluire nello SDI, denominazione, simbolo e rappresentanza del PS, ormai depurato da ogni sia pur timida tentazione di centro-sinistra, rimasero interamente a De Michelis, che ne divenne il leader incontrastato per molto tempo, tanto piú che venne riconfermato nella carica dal 2° congresso del partito (Hotel Ergife di Roma, 4-5/7/1998) al quale presenziarono i maggiori esponenti del craxismo italiano (15), quali Margherita Boniver, Fabrizio Cicchitto, Bobo Craxi, Paris Dell'Unto, Giulio Di Donato.
La platea congressuale accolse favorevolmente Francesco Cossiga, ispiratore dell'UDR (16), e il leader di Forza Italia (FI) e del centro-destra Silvio Berlusconi, alla cui coalizione il PS guardava giá con simpatia.
Questo orientamento non scoraggio' Intini, sempre animato da spirito unitario, che il 31 ottobre 1998 lancio' la proposta di presentare liste unitarie SDI-PS alle imminenti elezioni europee del 13 giugno 1999.
Ma il progetto si infranse contro la scelta del PS a favore del centro-destra, come avvenne alle elezioni provinciali di Roma (29-11-1998) (17), in conseguenza della quale tre noti dirigenti, il 3 gennaio 1999, lasciarono il partito (18).
Le scelte di De Michelis furono comunque approvate dal 3° congresso del partito (Roma 10-11/4/1999), che lo riconfermo' segretario.
Non le approvo' invece Bobo Craxi, favorevole all'unitá socialista proposta da Boselli, che si candido' nella lista dello SDI (circoscrizione Italia Meridionale) (19).
Alle elezioni europee del 13 giugno 1999 i due partiti che si richiamavano al disciolto PSI si presentarono dunque ciascuno con la propria lista: lo SDI ottenne complessivamente il 2,16 % e due deputati: Enrico Boselli e Claudio Martelli; mentre il PS, presente solo nella circoscrizione Sicilia-Sardegna, vi ottenne l'1,38 % (nazionalmente lo 0,14 %) senza alcun seggio.
La pessima prova elettorale alle europee e alle contemporanee amministrative indussero ad una seria riflessione due autorevoli esponenti del PS, Fabrizio Cicchitto e Margherita Boniver, i quali si resero conto che la gran parte dell'elettorato socialista del periodo craxiano era transitato in Forza Italia, che ormai costituiva la piú valida alternativa al PDS, e che Silvio Berlusconi poteva considerarsi l'erede piú accreditato del craxismo. Di conseguenza i due, il 22 giugno 1999, dunque poco dopo le europee, lasciarono il PS per aderire a FI, in cui ben presto occuperanno importanti ruoli.
Il 31 gennaio 2000 morí Bettino Craxi, la cui forte personalitá aveva caratterizzato un periodo importante della storia del socialismo italiano e la cui memoria ne influenzerá i futuri sviluppi.
Alle elezioni regionali del 16 aprile 2000, sebbene non presenti in tutte le regioni, parteciparono sia lo SDI che ottenne 12 consiglieri, che il PS (20) che ne ottenne 2.
I risultati complessivamente negativi per il centro-sinistra determinarono la caduta del governo D'Alema, a cui succedette un governo, ancora di centro-sinistra, presieduto dal socialista indipendente Giuliano Amato e a cui lo SDI partecipo' con un ministro (21) e due sottosegretari.
Il comune sostegno al governo Amato favorí un riavvicinamento fra lo SDI e i DS (22), ambedue membri del PSE e dell'Internazionale Socialista.
Questo nuovo clima provoco' notevoli malumori nei settori dello SDI piú legati al passato craxiano. In particolare Bobo Craxi, che all'interno dello SDI capeggiava una corrente denominata Lega Socialista (LS), il 10 maggio 2000 lascio' il partito e trasformo' la sua corrente in soggetto politico autonomo, di cui divenne presidente, affiancato da un Comitato di Coordinamento.
Alla LS si aggrego', il 7-7-2000, anche un gruppo di “autonomisti ex SDI” con leader il deputato europeo Claudio Martelli (23), che dunque lascio' lo SDI e la direzione di Mondoperaio (24).
La Lega Socialista adotto' come simbolo, con chiaro riferimento al periodo craxiano del PSI, un garofano rosso dentro un cerchio bianco, inserito in una corona circolare rossa contenente, nella parte alta, la scritta “Lega Socialista”.
La Lega Socialista si proponeva di rilanciare i temi e i principi del socialismo craxiano, tendenzialmente ostile al centro-sinistra e, in particolare ai postcomunisti del PDS/DS e di lavorare per una Costituente che avviasse la costruzione di una nuova formazione unitaria socialista, superasse lo SDI e la sua politica di adesione al centro-sinistra e fosse capace di instaurare un confronto col Polo di centro-destra.
Su questo terreno essa si incontro' con le note posizioni del PS e di De Michelis, che era stato di nuovo confermato segretario del partito dal suo 4° congresso (Roma, 19-20/11/1999) e che da tempo guardava con interesse al Polo di centro-destra.
Questo il commento del leader dello SDI Boselli a tale disegno: Mi dispiace, ma la casa dei socialisti si è sempre collocata a sinistra e nessuno puo' pensare di ricostruirla in uno schieramento di centrodestra. D'altra parte, cio' non avviene con nessun altro partito socialista in Europa e nel mondo (25).
Il 14 luglio 2000, a Roma, si tenne un convegno (26), poi definito la giornata dell'orgoglio socialista, per lanciare la Costituente da cui sarebbe nato il nuovo soggetto socialista.
Non mancarono gli appelli allo SDI, che puntualmente li respinse, precisando che i socialisti sono sempre stati nella sinistra, come testimoniavano la loro storia e la loro tradizione.
Il congresso, dai partecipanti considerato di “rifondazione” del PSI, si tenne il 19 gennaio 2001, primo anniversario della morte di Bettino Craxi, al Palavobis di Milano, alla presenza di 800 delegati, in un clima di commozione per la resurrezione del partito socialista craxiano, mentre riecheggiavano le note dell'inno Rinasce un fiore (27). Confluivano nella nuova formazione il Partito Socialista di De Michelis e la Lega Socialista di Bobo Craxi.
Il suo sguardo era rivolto al centro-destra, al congresso rappresentato personalmente dal suo leader Berlusconi, della cui coalizione (Casa delle Libertá) il nuovo partito avrebbe fatto parte.
Il suo nome era Partito Socialista - Nuovo PSI (PS-NPSI), il suo simbolo era naturalmente il garofano, i suoi massimi dirigenti Bobo Craxi (presidente), Gianni De Michelis (segretario), Claudio Martelli (portavoce), Roberto Spano (vicesegretario).