"LA ‘DEA’ DEMOCRATICA"

24-03-2023 -

Sebbene non sia una Venere, soprattutto perché non sente alcun trasporto per Marte, la nuova segretaria del PD, Schlein, sembra avere tutte le qualità di questa dea nata dalla schiuma del mare: un fenomeno improvviso e inatteso, che alcuni dicono straordinario ed ‘epocale', un cambiamento radicale che vendica la secolare discriminazione della ‘donna'.

L'ex quotidiano ‘reazionario' dei padroni, ora ‘progressista in servizio permanente effettivo, ne descrive l'apparizione con toni quasi lirici: «le centinaia di persone che hanno aspettato quelle parole, proprio quelle, per due ore, scattano in piedi, intonano ‘Bella ciao', gridano ‘Brava' e non si fermano più».

Roba da ‘adunata oceanica', d'altri tempi.

“Non sono come mi disegnate”, si schermisce la segretaria rispondendo ai ‘fan' scatenati e ai numerosi detrattori dentro e fuori del suo partito. Ma questo ‘warning' vale anche per chi (New York Times) la presenta addirittura come una «persona che sta plasmando il mondo»?

Andiamo con ordine: dopo essersi fatta eleggere deputata nelle liste del PD nelle elezioni del 25 settembre, la Schlein ne ha ripreso la tessera solo a dicembre scorso pare all'unico scopo di partecipare alle primarie per l'elezione a segretario.

Le grandi manovre che hanno mobilitato forze esterne al Pd in favore della Schlein preludono a una grande stagione di movimentismo: pare che alla sua elezione abbiano concorso moltissimi grillini con una massiccia iniezione di voti ai ‘gazebi', non per adesione al PD ma solo per condizionarne la linea politica.

Ciò preoccupa molto Carlo Cottarelli, anche lui esterno al PD ma eletto al Senato come indipendente nelle sue liste: «I sondaggi suggeriscono che il nuovo segretario del Pd sia stato scelto in parte decisiva anche con il voto di elettori grillini. Senza l'intervento dei non iscritti nelle primarie il nuovo segretario del Pd oggi sarebbe Stefano Bonaccini, che era stato indicato dai tesserati del partito».

Stando così le cose, potremmo dire che quello della Schlein sia stato un colpo di partito molto simile al colpo di stato di Luigi Napoleone che prima si fece eleggere presidente della Repubblica e, dopo, si proclamò imperatore e restauratore dell'impero dello zio più famoso.

Cottarelli poi vuole capire il come e il perché si cambia e, soprattutto, se il cambiamento sia utile o no: «Io non sono iscritto ai dem, ma resto un po' perplesso ... Il cambiamento non è una cosa di per sé sempre positiva, bisogna vedere come si cambia».


Vediamo un po'.

A botta calda, subito dopo l'ufficializzazione del risultato del voto, la Schlein ha gridato: «Saremo un bel problema per il governo Meloni ... Da subito, il partito organizzerà l'opposizione in parlamento e nel paese in difesa di quei poveri che il governo colpisce e che non vuole vedere, di lavoratrici e lavoratori precari e sfruttati, per alzare i salari e le loro tutele».

Evidentemente, la Schlein ha una concezione piuttosto distorta della funzione dell'opposizione in un governo parlamentare: pensa di dover costituire un problema per il governo piuttosto che di dover contribuire a risolvere i problemi dell'Italia. Un dovere dell'opposizione che corrisponde a quello del governo di rappresentare l'intero paese.

In realtà, a parte la gloriosa cantata di ‘Bella ciao', il primo atto compiuto dalla Schlein nel suo nuovo ruolo è stato la richiesta di dimissioni del ministro Piantedosi (ma sotto sotto voleva colpire Salvini e scatenare una crisi che portasse alla caduta del governo) accusandolo di avere usato un linguaggio disumano e indegno di un ministro; il secondo è stato la sponsorizzazione della cosiddetta manifestazione antifascista e antisquadrista di Firenze, indetta come risposta alla rissa tra studenti di destra e studenti di sinistra. In verità non si è capito se, tenuto conto che sono stati gli studenti di sinistra a provocare la rissa quando hanno cercato di impedire a quelli di destra di distribuire volantini, sia stata una manifestazione contro lo squadrismo di destra oppure contro lo squadrismo di sinistra.

Pare che il progetto della neo segretaria – oltre a quello di prendersi i voti andati finora ai 5S (ma ci riuscirà? o sarà suonata come i ‘pifferi di montagna'?) – sia quello di aggregare i mille rivoli di quel mondo transnazionale e variegato della sinistra antimilitarista, ambientalista ed ecologista estremista, dei No Tav (se fossero disponibili, anche dei No Vax?), etc., dagli spagnoli ai greci e agli antagonisti di varia ispirazione – compresi gli anarchici seguaci di Cospito che si battono contro il 41 bis – contro la NATO, per la pace in Ucraina, contro la guerra americana, a favore della statalizzazione delle imprese, della patrimoniale, della tassazione punitiva, dell'immigrazione illimitata, etc. In tema di immigrazione poi, oltre all'attacco missilistico-putiniano contro il governo per la faccenda di Cutro, Elly Schlein pare abbia il seguente progetto rivelato dalla sua firma alla proposta di legge, dal titolo poetico ‘Ero straniero', che prevede: voto agli immigrati; abolizione del reato di clandestinità; maxi-sanatoria degli irregolari e permessi di soggiorno a tutti, senza valutazione, per 12 mesi; reintroduzione del sistema dello sponsor – originariamente previsto dalla legge Turco-Napolitano – per riattivare il lucroso circuito delle coop (specialmente rosse) e delle associazioni no profit (specialmente bianche) finanziate dallo Stato. Un piano che prospetta un maxi-sistema di assistenzialismo permanente.

«Non avrò pace» – ha affermato la Schlein – finché non avremo posto un limite ai contratti a tempo determinato, abolito gli stage gratuiti, lavorato per portare a casa il salario minimo». Il PD della nuova segretaria sarà inoltre impegnato anche nella difesa della scuola pubblica «come primo grande strumento di emancipazione sociale, nel momento in cui il governo tace di fronte ad aggressioni squadriste davanti alle scuole». E, promette Schlein, il Pd farà «le barricate contro ogni taglio della sanità pubblica, così come sarà al fianco di chi lotta per la giustizia climatica, accanto a quella sociale». Insomma, avremo un PD pronto a cogliere ogni pretesto per tenere il paese sotto pressione nel disordine permanente.

La sua testa – la Schlein lo ha detto nell'intervista rilasciata al ‘New York Times' – è come un bazar disordinato di idee e “soluzioni ambientaliste e femministe” per demolire “un paese chiaramente patriarcale” e per promuovere insieme i diritti lgbtq+ e dei migranti in quanto, a suo dire, «diritti civili e diritti sociali sono strettamente interconnessi». Mi spiace deluderla, ma in questa materia la Schlein non è tanto innovativa e originale perché scimmiotta la vecchia sinistra che unificava la ‘lotta di classe' con la lotta contro la ‘morale tradizionale', come se fossero indissolubili. Comunque bisogna dire che la Schlein non le manda a dire: nel faccia a faccia alla Camera ha avvertito la Meloni «Stai attenta! ora all'opposizione ci sono IO».

Un avvertimento che ha gettato nel panico i suoi compagni di strada 5S e mortificato ancora una volta il povero Letta che dev'essersi sentito chiamato in causa.

Insomma, tale enorme carico di preoccupazioni e di battaglie rischia di fare della segretaria del PD una persona insonne, oltre che agitata.

Incoronata segretaria nella ‘Nuvola' di Fuksas, la Schlein potrebbe infatti risentire di qualche postumo dei traumi provocati da un volo alla cieca in quelle aeree altitudini. Il suo discorso d'insediamento – leziosamente indirizzato a «care tutte e cari tutti», ma ha dimenticato l'asterisco* – ha ripetuto, con grande coerenza ‘conservatrice' e senza alcuna variante, lo stesso ‘ritornello' intonato a ‘botta calda' – «Saremo un bel problema per il governo Meloni … e non li faremo passare! Non li faremo passare!» – ha riscosso i più deliranti applausi quando gridava NO PASARÁN! piuttosto che quando enunciava qualche ‘straccio' del suo programma politico, riassunto nella formula fumosa «La sinistra non può che essere ecologista, femminista, inclusiva e di governo».

Non sappiamo se questa insonne agitazione e questa maschera identitaria del radicalismo di massa che la Schlein imporrà al PD sarà un bene per il paese, ma siamo sicuri che non lo sarà per il suo partito, nato come organizzazione di gestione del potere e definito da uno dei suoi maggiori sponsor, Carlo De Benedetti come «un partito di baroni imbullonati … una compagine che, dopo decenni di politica conservatrice, è difficile considerare ancora come progressista ... un partito irriformabile, dilaniato e avvitato nei propri psicodrammi interni anziché proiettato nella soluzione di problemi reali». È chiaro che questi intenti programmatici della Schlein – condivisibili o no che siano – rappresentano un atto d'accusa non tanto contro il governo della destra attualmente in carica, quanto contro lo stesso PD che, essendo stato ininterrottamente al governo per più di dieci anni, non ne ha realizzato alcuno, nemmeno l'abrogazione della legge Bossi-Fini, a parole vituperata fin dal suo nascere ma mai abolita, e comunque ha sulla coscienza tutto ciò che oggi contesta, dall'autonomia differenziata, al ‘jobs act'.

In fondo era stato per questa latitanza proditoria del PD a spingere la Schlein a uscirne otto anni fa.

Tutto fa temere che il PD tornerà a rinchiudersi in una scatola di ‘sardine', a battersi contro i mulini a vento, a vagare nel deserto ideologico in cui è disperso, a flirtare con Conte al quale intende legarsi mani e piedi nell'illusione bettiniana di farne una sorta di partito contadino polacco al servizio del PD e, magari, nella speranza di prima sedurlo e poi fregarlo (i due sono già in tribunale per strapparsi a vicenda la paternità dell'agenda grillina).






Fonte: di Giuseppe Butta'