"DEMOCRATIZZARE L'ECONOMIA"
In Ricordo di Vincenzo Russo
da Libero Pensiero n.105 dicembre 2023

22-01-2024 -

Socio della Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”, Enzo è morto il 9 ottobre scorso. Tutti lo ricordiamo per il suo garbo e gentilezza uniti alla sua fermezza e tenacia per l’affermazione di politiche finanziarie di emancipazione individuale e sociale. Professore di Scienza delle finanze alla Sapienza di Roma, Vincenzo Russo è stato più volte chiamato come consulente al ministero delle finanze ed è stato anche componente della Commissione tributaria centrale e impegnato a seguire le più delicate questioni di finanza pubblica italiana e internazionale. Insieme all’autore di questo articolo, è sempre stato di pungolo all’Europa per un’economia dal volto Umano.
Carlo Giannone



In questa nota intendo onorare il pensiero di Enzo Russo, attraverso alcuni dei suoi scritti, a partire dalla recensione di un volume di Laura Pennacchi (Democrazia economica, Castelvecchi, 2021) in cui, superando il tentativo di A. Blair e dei suoi epigoni durante la parentesi storica di un governo inglese alla ricerca di una improbabile “terza via” tra socialismo e capitalismo, o meglio di un neo-liberismo conservatore, si rifletteva che il secondo rappresenta da almeno tre decenni un ordine sociale istituzionalizzato. Ai fini di realizzare un minimo di giustizia sociale per tutti, è essenziale la cooperazione nella gestione delle imprese e nei rapporti tra imprenditori e sindacati. Occorre, dunque, soffermarsi sui contributi di Axel Honneth (La libertà degli altri, il Mulino, 2017) oltre a quelli di Hannah Arendt, sull’esistenza di azioni e di comportamenti conseguenti (Vita activa. La condizione umana, Bompiani, 1966). È ben noto – sottolinea Enzo Russo – come nel nostro paese sia ancora oggi lontana la piena applicazione delle norme Costituzionali, già a partire dal presupposto di una Repubblica fondata sul lavoro. E citava in proposito, una celebre affermazione di Piero Calamandrei: «la Costituzione è un pezzo di carta che giace per terra o in un cassetto, se non trova le gambe per camminare». Chiamando ognuno all’impegno concreto per applicarla. Un vita di impegno Enzo vantava una lunga esperienza nell’ambito sindacale, in quello accademico, quale professore di Scienza delle finanze, nonché politico, quale esponente di Commissioni tributarie in materia di fisco e riforme: a partire da quella guidata da Cesare Cosciani nei primi anni ’70 per una società di massa, fino alle iterate modifiche intervenute nel tempo, in cui Enzo vedeva tradito il principio cardine delle moderne democrazie per garantire la progressività del sistema nel suo complesso.

Nel 2020, riferendosi alla fiscalità informatica nell’ambito della Pubblica Amministrazione italiana, nel suo blog del 3 Agosto 2020, Russo mirava a definire quest’ultima un colabrodo, operante nel caos e soggetta ad attacchi esterni. Ciò era esemplificato dall’attuazione pratica sull’intero territorio nazionale del PNRR grazie a sostanziosi fondi assegnati in sede europea per gli interventi in campo tecnologico, mentre risultava effettuato solo in poche centinaia, su un totale di 8103 Comuni, il collegamento degli uffici anagrafe (Cfr: A.N.P.R. Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente/ Agenzia per l’Italia digitale). Analisi e giudizi schietti Oggi, dopo la dolorosa scomparsa dell’insigne studioso, non si conosce in maniera documentata lo stato di avanzamento dei progetti di digitalizzazione, tra i tanti iniziati, sospesi, o semplicemente annullati. Sebbene il costante declino del nostro paese sia comune a quello di altri in campo internazionale, esso è certamente aggravato dalle linee conservatrici del governo nato dalle ultime elezioni. Ma giudizi e commenti sempre assai espliciti e talvolta sferzanti lanciava Enzo con i suoi scritti anche all’esecutivo precedente guidato dal “cavaliere bianco” – nella definizione data da Roberto Napoletano a Mario Draghi – quando i principali nodi da sciogliere erano, in primo luogo, quelli dovuti all’insoddisfacente attività dell’Agenzia delle Entrate, specialmente sul fronte anti evasione. Nel contempo, egli sottolineava che una “pace fiscale” presupponeva una guerra, la quale poteva solo intendersi come quella combattuta dai cittadini che pagano rispetto a coloro i quali non contribuiscono alle spese pubbliche della collettività. Imposte tagli mercato Le indagini ISEE erano, al riguardo, inadeguate. Nel contesto dell’economia italiana agli inizi di un ventennio (che pure già si preannunciava ‘buio’), la proposta, di tagliare le imposte prima di fare altrettanto con le spese era ed è infatti (anche a parere di chi scrive e secondo anche l’opinione condivisa con l’amico Enzo) da irresponsabili, come la pretesa di un esponente apicale del governo di cancellare 61.5 ml di cartelle maturate nel 2000-2015 fino a 5000 euro, per circa 70 Md. Gli interessi di ricerca e di approfondimento dei temi economici e politico-sociali di Enzo si estendevano, peraltro, al di là dei confini dell’Italia, con una forte propensione verso l’utopia federalista degli Stati Uniti d’Europa, sia pure fondata su una realtà sovranazionale di cui è impossibile ignorare l’impatto, a maggior ragione per economisti poco ortodossi e dediti da anni agli studi della teoria dei beni pubblici, sulla cui base è costruito il federalismo fiscale (Cfr: Vincenzo Russo, I beni pubblici europei, ASTRID, Novembre 2009, pp, 121-145). Nella recensione di un volume a cura di Luigi Paganetto, Rivitalizzare un‘Europa (e un’Italia) anemica, Eurilink University Press, November. 2020, Russo cita, tra le molteplici cause di seria e perdurante incompletezza della costruzione europea, il primato del mercato e le poche regole fiscali automatiche, da cui deriva un trade off tra concorrenza e politica industriale sbilanciato a favore della prima. In dettaglio, ‘Eurolandia’ - com’è stato dimostrato dal Nobel Robert Mundell e da Tommaso Padoa-Schioppa- non è un OCA (Optimal Currency Area) (Cfr. Tommaso PadoaSchioppa, L’euro in prospettiva storica, Il Mulino, 2002). Beni pubblici ed Europa Crisi sistemiche e condizioni asimmetriche dei paesi membri richiedono non unicamente politiche monetarie, bensì un maggiore intervento pubblico espansivo, oggi intralciato dal predominio di una forzata austerità. Ne consegue l’ovvia necessità di entrate aggiuntive, soprattutto attraverso quote di gettito dei membri, per consentire politiche allocative di produzione e/o fornitura di beni pubblici, non disgiunte da sussidi idonei a un’effettiva perequazione delle singole capacità di spesa - a nostro giudizio indifferibili - per il passaggio obbligato da mero sistema intergovernativo a un pieno assetto federale. Infine, vanno tenuti in attenta considerazione un saggio pubblicato nel 2020 sulla Rassegna Astrid.on line e un draft paper in lingua inglese, presentato all’incontro annuale del gruppo Euromemorandum, elaborato insieme e presentato a Parigi a fine Settembre 2019, sulle Proposte di 14 Economisti francesi e tedeschi. Il testo collettivo mirava a: 1) prospettare una nuova ‘missione’ del MES; 2) proporre una riforma del Patto di Stabilità e crescita, versione 2011; 3) indicare nuove procedure di bilancio, anche col ricorso alle Corti; 4) fornire un primo tentativo di mutare l’attuale governance e, in seguito, l’assetto intergovernativo. Guardando al futuro La valutazione del rilevante contributo europeo mi induce a sottolineare alcune ferme posizioni di Enzo sulle prospettive future, posto che la stagnazione aveva prodotto un rafforzamento dell’intreccio tra attività delle banche e debitisovrani, la cui prima risposta semplicistica era consistita nel fenomeno di sliding doors (governanti ex tecnici), originando un doom (diabolic) loop. In tal senso, accettare la proposta di Eichengreen e Wyplosz sul divieto di detenere titoli dei propri paesi, gli appariva cruciale, anche alla luce dell’esperienza italiana del divorzio TesoroBankitalia. La proposta dei “14” si situa, in effetti, a metà strada tra coloro che la respingono nella sostanza e, all’opposto, chi aspira ad una sostanziale modifica dei Trattati che prevedono il divieto di bailin (aiuti di Stato). Un ulteriore suggerimento dei ‘7+7’ era di ridurre il moral hazard, mediante un Edis a tutela dei depositi, come negli USA, e un common fiscal backstop, ossia una garanzia pubblica di ultima istanza, per ridurre il rischio di non mutualizzazione e possibili effetti di contagio, nonostante i più critici ritengano tali strumenti un sostanziale haircut preventivo anche nel caso di emissioni di novelli junior bonds in proporzioni ridotte, rispetto all’entità globale dei debiti nazionali. Il cuore delle proposte del gruppo di economisti, per Enzo, sembra consistere in un nuovo ruolo del fondo salva-Stati, una sorta di Fondo Monetario Europeo, con regole differenti e dotato di risorse. Se almeno in parte alcuni dei vividi commenti elencati possono apparire datati poco dopo la sua scomparsa, con l’aggravarsi delle condizioni sociali in Italia nel campo dell’economia e della finanza pubblica, i brevi testi qui citati – tra i numerosi di varia natura e alto spessore teorico – permetteranno ai nostri lettori di approfondire l’importanza e il valore del pensiero di Enzo.





Fonte: di Carlo Giannone